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Le priorità per la transizione digitale

di Letizia Cilente, Communication Manager - Retelit
09 aprile 2021Blog
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Si parla sempre più spesso di transizione digitale, di come le imprese, quindi, debbano mutare i loro paradigmi in modo virtuoso verso un altro tipo di approccio aziendale che abbandoni i vecchi parametri e si concentri sulle nuove tecnologie per ottimizzare processi, dati e soluzioni.

Quali sono, però, le maggiori priorità per le aziende che vogliono migrare verso questo nuovo status e diventare smart enterprise?

La prima è sicuramente la lotta al digital divide e l’aumento della banda larga disponibile in tutto il Paese. I dati ISTAT, raccolti nel nuovo Rapporto BES 2021, raccontano come l’Italia (soprattutto al Sud) sia ancora molto indietro nell’accesso alla fibra. Una condizione che non consente uno sviluppo omogeneo e paritario, con conseguenze pesanti sia dal punto di vista produttivo che per quel che riguarda gli ambiti dell’istruzione e della ricerca.
È fondamentale, quindi, accelerare sulla realizzazione delle connessioni veloci in fibra, individuando aree di priorità che non siano oggetto di precedenti interventi pubblici o di investimenti privati da parte di operatori.

La seconda priorità per la transizione digitale riguarda le persone e le loro competenze in ambito digital. Anche in questo caso il quadro che emerge dall’analisi dei dati è sconfortante: secondo le classifiche DESI, solo il 42% delle persone di età compresa tra i 16 e i 74 anni possiede almeno competenze digitali di base (rispetto al 58% nell’UE) e solo il 22% dispone di competenze digitali superiori a quelle di base (a fronte del 33% nell’UE). Diventa quindi fondamentale agire in maniera concreta per colmare il gap delle competenze digitali con gli altri Paesi europei.

La terza priorità, forse quella più decisiva ma al tempo stesso più complicata da risolvere, è la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione. La PA deve diventare un alleato per il rilancio del Paese e non un ostacolo – come accade spesso ora – per imprese e cittadini. Tra i vari processi che possono contribuire alla digitalizzazione della Pubblica Amministrazione ci sono, certamente, il passaggio al Cloud, un pieno coordinamento per la diffusione dell’identità digitale, ma soprattutto la definizione di una strategia nazionale per la gestione e l’analisi dei dati, elemento imprescindibile per delle migliori politiche pubbliche.

La quarta priorità è rappresentata dalla trasformazione tecnologica e digitale in ambito sanitario. Fascicolo sanitario, assistenza remota ai pazienti e l’adozione su tutto il territorio nazionale di protocolli condivisi e condivisibili sono la base dalla quale partire per consentire alla popolazione di accedere in modo semplice e sicuro a procedure snelle ed efficienti per prenotare esami diagnostici e visite e consentire un rapporto più stretto e immediato con medici e strutture sanitarie.

Quinta priorità, e assolutamente non meno importante delle altre, è la transizione digitale nell’area “Istruzione e Ricerca”. In questo caso quello che si può fare, nel minor tempo possibile, è investire in modo particolare sulla revisione degli Istituti Tecnici Superiori e sulla diffusione di scuole che diano vere competenze tecnologiche agli studenti. La creazione di hub di innovazione tra pubblico, privato e mondo accademico potrebbe inoltre dare maggiore sostegno e risorse per dottorati e ricerca di alto livello, consentendo al mondo dell’Università e della ricerca del nostro Paese di colmare il gap infrastrutturale e generazionale con il resto d’Europa.

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