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Intelligenza Artificiale: quando nasce e come si sviluppa

di Letizia Cilente, Communication Manager - Retelit
08 ottobre 2020Blog

Sono anni ormai che in quasi tutti gli ambiti tecnologici (e non) si parla con insistenza di intelligenza artificiale e di tutte le sfere nelle quali potrebbe essere utilizzata.

Iniziamo quindi a capire cos’è l’intelligenza artificiale e perché è così importante per l’analisi e lo sviluppo di tutti i topic che interessano la tecnologia.

La definizione “generalista” parla di AI come l’abilità di un sistema tecnologico di svolgere compiti e risolvere problemi con processi tipici della mente e delle abilità umane. Una descrizione più dettagliata – e per addetti ai lavori – spiega come l’intelligenza artificiale sia la disciplina che si occupa di realizzare macchine hardware e software capaci di agire in maniera automatica (senza l’intervento umano) per compiere azioni e risolvere quesiti e problematiche.

Quando si inizia a parlare di AI

Il primo che ha parlato esplicitamente di intelligenza artificiale è stato, nell’ormai lontano 1956, il matematico statunitense John McCarthy che mise in piedi i primi linguaggi di programmazione (Lisp nel 1958 e Prolog nel 1973) realizzati in maniera specifica per l’AI.

Da lì in poi la storia dell’Intelligenza Artificiale è stata abbastanza altalenante: avanzava da un punto di vista matematico e teorico ma senza passi avanti concreti relativi ad hardware e software.

La vera svolta è arrivata, quindi, soltanto nei primi anni ’90 con la comparsa sul mercato di processori grafici e Gpu (graphics processing unit) utilizzati nel mondo del gaming.

Agli ultimi anni, invece, si deve l’idea attuale di AI: microchip che integrano elaborazione ed immagazzinamento dei dati in un unico microscopico componente riuscendo a emulare le funzioni sensoriali e cognitive del cervello umano in tempo reale.

Intelligenza Artificiale debole e forte: ecco le differenze

Un’ulteriore classificazione dell’AI si può fare associando il concetto al funzionamento del cervello umano. Un’Intelligenza Artificiale, per come è pensata al giorno d’oggi, dovrebbe saper compiere in alcune azioni/funzioni tipiche dell’uomo. Non dovrebbe cioè essere differente rispetto all’agire, al pensare e mettere in campo azioni pratiche rispetto agli esseri umani.

Secondo queste considerazioni si parla, quindi di AI debole (weak AI) e AI forte (strong AI).

Con la prima si definiscono i sistemi tecnologici in grado di simulare alcune funzionalità cognitive dell’uomo senza però raggiungere le reali capacità intellettuali tipiche dell’uomo. Esempi pratici di weak AI sono i programmi matematici di problem-solving con cui si sviluppano funzionalità per la risoluzione dei problemi o per consentire alle macchine di prendere decisioni.

Con Intelligenza Artificiale forte, al contrario, si definiscono i “sistemi sapienti” capaci di sviluppare – in completa autonomia - una propria intelligenza senza dover per forza emulare processi cognitivi e azioni pratiche simili a quelle umane ma sviluppandone, al contrario, una propria in modo del tutto indipendente.

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