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Dopo l'emergenza: un modello per la Sanità digitale post covid-19: i cinque punti chiave

di Letizia Cilente, Communication Manager - Retelit
30 giugno 2020Blog
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Le reti sanitarie devono diventare un network il cui obiettivo principale dovrebbe essere migliorare l'esperienza dell'utente/paziente, per farlo serviranno soluzioni cloud (la stima prevista di spesa si aggira intorno ai 9,5 miliardi di dollari entro il 2020) per il deposito e l'archiviazione dei dati medici, servizi SD-WAN (che gestiscono la rete i collegamenti tra i diversi poli ospedalieri in maniera intelligente ), soluzioni di sicurezza (il Rapporto Clusit 2020 sulla sicurezza sulla sicurezza ICT in Italia e nel mondo, presentato lo scorso 5 marzo, evidenzia come nel corso dell’anno 2019 siano stati registrati in media 139 attacchi mensili a livello mondiale, con un l’aumento di attacchi informatici riguardanti il settore della Sanità (+17%) a fronte di una contrapposta diminuzione di casi rilevati nel settore bancario assicurativo (in calo del 10,2%)).

Se è vero che ogni crisi porta con sé delle opportunità, allora dobbiamo far tesoro di tutto ciò che abbiamo avviato, sperimentato, abbozzato in questo periodo di emergenza. Dobbiamo capitalizzare questa esperienza, affinarla, valorizzando i punti di forza e lavorando sugli anelli deboli per poter, infine, portare a termine un’efficace strategia per la futura sanità digitale.

La situazione emergenziale ci porta così a riconsiderare l’insieme dei processi strategici messi in atto nell’ultimo decennio per dare attuazione all’Agenda Digitale in sanità e costruire un sistema eHealth nazionale. Quest’ultimo, come è noto, si basa sui tre pilastri, senz’altro fortemente innovativi, della governance real time, della personalizzazione della cura e della presa in carico del paziente lungo il percorso assistenziale di patologia.

A questo punto è indispensabile un impegno straordinario e immediato di riprogettazione dell’Agenda Digitale Sanitaria adottando quello che ormai nel gergo dei progettisti di sistemi complessi si chiama ‘Metodo Londra’. Nell’ultimo periodo della Seconda Guerra Mondiale, con l’intensificarsi dei bombardamenti tedeschi su Londra, un pool di architetti riuniti in un bunker disegnavano il nuovo piano regolatore della città partendo dalle grandi distruzioni prodotte dalle bombe. Il terribile danno diventava occasione per pensare e progettare la metropoli moderna del secondo Novecento, più funzionale e più bella.

Le misure organizzative di funzionamento del servizio sanitario assunte in situazione di emergenza lato dipendenti (smart working), lato assistiti (assistenza a distanza, eCare e telemedicina-teleconsulto-teleascolto), lato strutture (sicurezza di accesso ai presidi di cura, scaglionamento e specializzazione degli accessi), disegnano, in un certo modo, la sanità del domani e richiedono forme spinte di dematerializzazione e virtualizzazione del sistema. 

Grande parte del sistema emergenziale va quindi portato a regime e perfezionato, non smantellato. Ma ciò richiede, sul versante digitale, un brusco passaggio dalla vecchia informatizzazione ospedaliera dei Sistemi Informativi Ospedalieri a impianti eHealth avanzati centrati sull’interazione medico-paziente, seguiti da matrici di project intelligenti e da programmi di machine learning. 

Dobbiamo riprendere tutto il lavoro impostato negli ultimi 10 anni costruzione di un sistema informativo nuovo, europeo, per la salute degli italiani. Un sistema basato su architetture eHealth. Il FSE, il Dossier Sanitario, la Cartella Clinica Elettronica, i CupWeb regionali, i PAI dematerializzati di presa in carico per i malati cronici. Tutto su backbone, dorsali di reti regionali eHealth, come Sole, Sis, 3C, ecc., totalmente interoperabili regione-regione, regioni-centro. 

Con l’arrivo del tornado Covid-19 si ha come la strana sensazione che questa catena progettuale si sia spezzata; nella gestione dell’emergenza la nostra eHealth è stata quasi messa in stand by e sostituita dalle reti emergenziali in uso per le catastrofi come i terremoti. Non vi è dubbio però che in una situazione emergenziale grave, la sanità italiana deve poter disporre non solo di un sistema informativo adatto alle catastrofi (della Protezione Civile) ma di una rete eHealth al Alta Comunicazione per svolgere funzioni di monitoraggio e controllo; predizione, diffusione della morbosità; implementazione di azioni preventive rispetto alla diffusione della patologia.

Dal nostro bunker dobbiamo quindi pensare al ‘nuovo piano regolatore della sanità digitale’ e:

- stilare un programma che guidi la transizione digitale che identifichi obiettivi, target e strategie compliant con le linee guida definite dall’OMS. Un progetto che ridisegni l’organizzazione e la governance del sistema in chiave digitale, mettendo il cittadino al centro dei processi e facilitando l’accesso alle informazioni e ai servizi sanitari;

- adeguare la normativa nazionale con l’emanazione di leggi che regolamentino l’adozione della Telemedicina e l’applicazione di soluzioni di Intelligenza Artificiale;

- definire una chiara strategia nazionale che guidi le possibili applicazioni dell’intelligenza artificiale in ambito sanitario, mettendo in evidenza opportunità, metodi, rischi, implicazioni e responsabilità e superando gli attuali limiti legati ad aspetti di sicurezza, privacy, maturità tecnologica e competenze;

- definire un piano nazionale per la diffusione delle esperienze innovative nei sistemi regionali che consenta alle tante Aziende Sanitarie di accedere alle best practice a supporto della costruzione di veri piani di riqualificazione dei servizi sanitari;

- avviare un sistema di monitoraggio standard del livello di attuazione della digitalizzazione con indicatori specifici dedicati a questa transizione

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