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Le tecnologie cloud based utili per lo smart working e lo smart schooling

di Letizia Cilente, Communication Manager - Retelit
26 marzo 2020Blog
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L’emergenza a cui stiamo assistendo oltre a essere una situazione inaspettata è il più grande esperimento di smart working al mondo mai avvenuto.

Scuole e aziende stanno implementando, infatti, in tutto il mondo piani che favoriscono da un lato l’e-learning e le video comunicazioni e dall’altro il lavoro da remoto. Smart working vuol dire poter contare su Sistemi Cloud sicuri ed efficienti per gestire le proprie applicazioni aziendali da remoto e rendere disponibile a tutta la community di dipendenti e consulenti le applicazioni e le piattaforme aziendali; significa dotarsi di strumenti di Smart Video Conference per le riunioni, di sistemi di convergenza VOIP fra telefono fisso e mobile per essere reperibili ovunque e di soluzioni di “unified communication” e “telepresence” che favoriscano la collaborazione a distanza; il tutto sempre senza dimenticare le esigenze di sicurezza e controllo.

La rapida diffusione del virus Covid-19 (Corona Virus) sta cambiando altrettanto rapidamente numeri e scenari dello smart working in Italia: da formula di flessibilità lavorativa sperimentata non senza ritardi e qualche diffidenza (soprattutto da parte delle imprese più piccole e della pubblica amministrazione), a vera e propria necessità, espressamente prevista da provvedimenti governativi e incoraggiata dal Ministero per l’Innovazione tecnologica e la digitalizzazione, per fronteggiare l’emergenza mantenendo continuità operativa in un momento in cui è necessario limitare gli spostamenti. Un’opportunità che tocca anche la scuola, con lo “smart schooling” che fa improvvisamente ingresso nella vita di docenti e studenti, come alternativa necessaria alla sospensione delle lezioni per l’emergenza sanitaria.

E mentre l’immaginario si popola di nuovi termini e di nuovi scenari, la necessità da parte di imprese e pubbliche amministrazioni di attivare rapidamente strumenti e piattaforme per il lavoro o la didattica a distanza, pone una seria sfida a imprese e pubbliche amministrazione per colmare, ora che l’emergenza lo impone, un gap che ha visto l’Italia accumulare ritardi sia in termini di processi che di infrastrutture IT.

Secondo i dati 2019 dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano fino ad ora erano state le aziende private con circa 570.000 lavoratori ad averci creduto di più. Diversa la situazione nella PA dove solo il 16% fino ad ora aveva introdotto iniziative strutturate (contro il 58% delle aziende) e oltre il 60% non ha agito in materia e anche nella PMI con il 51% delle imprese disinteressato al tema. Numeri che l’emergenza Covid ha rapidamente modificato con un impatto sulla diffusione dello strumento che verosimilmente sarà possibile calcolare in modo preciso solo a emergenza rientrata.

Tutte le piattaforme utilizzate, da quelle di smart schooling e apprendimento a distanza a quelle per la gestione dei meeting, sono web-based, generando così traffico aggiuntivo di rete e dati. Passando più tempo a casa, a essere aumentato in questi giorni è anche il consumo dai media online e dei servizi di streaming e di gaming. I provider di infrastrutture Internet e cloud stanno gestendo l’aumento del traffico e della domanda di tecnologie cloud e Internet disponendo di capacità di elaborazione, archiviazione e banda che consentono ai loro clienti di adattare i propri sistemi secondo le diverse necessità dovuto all’emergenza.

In ultimo vale la pena sottolineare il ruolo degli Internet Exchange, i punti di scambio di Internet, che svolgono un ruolo fondamentale nelle architetture di rete in questo momento: aggregano il traffico a livello locale interconnettendo i principali fornitori di contenuti e la quasi totalità dei provider.

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